ANNO 4 n° 274
L'ex arbitro Cipolloni
continua la sua crociata
''I miei allievi sono discriminati dall'Aia,
e io sto combattendo per difenderli''
15/06/2012 - 12:22

VITERBO – Si arricchisce di un ulteriore capitolo la lotta che ha intrapresa l’ex arbitro viterbese di serie C Gianfranco Cipolloni che ha fondato una scuola provata per insegnare l’arte del fischietto. Spaac è l’acronimo di scuola privata avviamento arbitri calcio, ma i suoi allievi per dirigere le partite di calcio devono comunque entrare a far parta dell’associazione italiana arbitri. Cipolloni lamenta un eccessivo ostracismo nei confronti dei suoi ragazzi che impedisce loro di scalare delle categorie per approdare nel calcio che conta.

“Mi viene da dire  - attacca Cipolloni - parafrasando uno slogan pubblicitario 'No arbitri Figc, no categorie nazionali'’;  siamo alle solite, i miei allievi inseriti nelle file federali al momento del passaggio di categoria vengono messi nella condizione di dimettersi, l’ultimo è un ragazzo che dirige gare di serie D. Non riesco a  capire se questa situazione la sogno o la vivo come in un film di Dario Argento. Il mio allievo da molti è definito un fuoriclasse del fischietto, ma recentemente è stato letteralmente bruciato. Io lo definisco un linciaggio che ha avuto una pausa qualche anno fa quando il presidente dell’Aia era Tullio Lanese, poi la “violenza” è ripartita come prima e più di prima”.

Cipolloni individua anche una serie di personaggi che definisce “i disfattisti e che danneggiano non solo l’immagine dei miei allievi, a anche quella dell’Aia, quella pulita e che è composta da persone serie e corrette. Mi riferisco ad un componente della Commissione nazionale, un designatore e un addetto ai controlli economici”.

“Voglio diventare una sorta di Beppe Grillo parlante – continua Gianfranco Cipolloni – da quando è nata la Spaac nel 1992 le epurazioni si sono moltiplicate, ma per far chiasso aspetto le elezioni nazionali nell’Aia che ci saranno a breve. I miei allievi dirigono gare amichevoli sin da quando hanno tredici anni con consensi unanimi da parte delle società calcistiche. Gli arbitri che provengono dai corsi federali se va bene dirigono le partite dopo anni di attività. Dal prossimo anno allenerò all’estero, ho già avviati contatti con un paese della Comunità europea a noi vicino”.







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